La signora Forcella

By | 14/12/2017
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“Ho un’ottima bici”. Ne sei sicuro? La accendiamo? Non è che vogliamo ferire il tuo orgoglio da biker professionista,  ma ti assicuriamo che assemblare una bici è un’opera di alta professionalità, quindi aspetta prima di affermare con così tanta certezza di possederne una di livello.

Quali sono quindi gli elementi cardine del mezzo? Sospensioni, telaio e ruote.

Un passo alla volta. Se ascoltare il termine “escursione” ti farà pensare ad un’uscita con la tua Mtb, “steli” ad un prato fiorito e “canotto” ad una gita al mare… la nostra guida ti aiuterà a far luce su tutti gli elementi che fanno di una forcella una signora forcella.

Andiamo per ordine però.

Escursione ed altezza

E’ da qui che si parte, dall’escursione, o meglio dalla sua altezza axle to crown, elemento imprescindibile per valutare una forcella.

Perché questi valori sono così importanti? Perché quello tra forcella e telaio è un matrimonio, funziona alla perfezione solo trovando l’anima gemella. L’accoppiata telaio-forcella infatti è basilare per il funzionamento di una bici. Il telaio viene progettato per esser accoppiato con una forcella che ha precisi valori in termini di lunghezza ed escursione. Il telaio non ammette compromessi: desidera una e una sola forcella. Accoppiandolo ad una con valori diversi da quelli da lui “desiderati” verranno stravolte le caratteristiche del mezzo, rotto il bilanciamento tra sospensione anteriore e posteriore, si otterranno variazioni geometriche che non promettono, fidatevi, nulla di buono.

Insomma, se un telaio è progettato per dare il meglio di sé con una forcella da 140mm, resistete alla tentazione di montarne una da 160.

Chassis e diametro steli

Chassis, un termine tanto suadente all’ascolto quanto concreto nei fatti. Altro non è che la struttura della forcella.

A pari escursione, è possibile trovare forcelle con diametro steli differente. Come valutare quali siano le forcelle più solide? Il meccanismo sembrerebbe semplice: tanto è più rigida una forcella quanto più grandi sono gli steli. Ovvio che, specie nel mondo AM/EN questo fattore diventa decisivo, ma l’equazione non è così semplice e anzi bisogna andar oltre.

Una forcella non è solo il diametro steli. La testa della forcella vincola tra loro gli steli e li collega al canotto, è massiccia perché rigido dev’esser questo legame: tanto più sarà solida, tanto meno fletterà la forcella in frenata. Poi c’è l’archetto, che costituisce il vincolo intermedio della forcella: buona parte delle forze di torsione si scaricheranno su di lui. Last but not least, il sistema di fissaggio ruota. Perno passante o quick release? Vedremo meglio successivamente, per il momento basta dire che in presenza di un perno passante la forcella sarà dotata di 3 vincoli, in caso contrario di 2.

La rigidità complessiva di una forcella, insomma, è data dalla somma di questi elementi, nessuno escluso.

Tutto chiaro? Non ancora scommettiamo, prima dovremmo spiegarti perché una forcella debba esser rigida. Di cosa si occupa la forcella? Di ammortizzare, ma anche di collegare il manubrio alla ruota anteriore: più sarà rigida e solida, maggiore sarà la precisione di guida e il controllo del mezzo. Certo, bisognerà poi valutare quale sia la disciplina praticata: nell’xc degli steli da 36mm probabilmente non saprete cosa farvene (a meno che non troviate uno chassis molto, molto leggero…)

Aria, molla o abbassabile?

Escluse discipline gravity come il freeride e la dh, l’aria ha ormai spazzato via la molla nel campo degli elementi elastici. I nostalgici asciughino la lacrimuccia facile, le moderne forcelle hanno carici di stacco e valori di scorrevolezza straordinari, nessun rimpianto per la molla che – specie nelle discipline pedalate nelle quali il peso è ovviamente più importante – non reggeva il confronto.

Peraltro, ormai quasi tutti i produttori predispongono sistemi ad aria per accorciare la forcella in salita. Solo un vezzo o elemento importante? Impossibile rispondere, dipende dalle caratteristiche del mezzo, dal telaio, dalla disciplina.

La curva di compressione

Il comportamento di una forcella dipende da due elementi che lavorano in sinergia. Da un lato c’è l’elemento elastico, dall’altro c’è l’idraulica. Lavorando insieme, con comportamenti diversi, questi due elementi determinano la curva di compressione complessiva della nostra forcella.

Detto dell’elemento elastico, tocca all’idraulica: questi due elementi lavorano in sinergia e determinano la curva di compressione complessiva e dunque il comportamento della nostra forcella. L’aria è progressiva, nel senso che diventa sempre più dura con l’affondo della sospensione: la curva di compressione ottimale prevede una prima parte lineare ed una seconda più progressiva. Al di là delle spiegazioni fisiche, quando si affrontano gradoni in discesa o frenate decise questo elemento sa far la differenza.

Idraulica: servono tutte le regolazioni?

Molto spesso, anche tra bikers piuttosto esperti e competenti, c’è la tendenza di rivolgersi a idrauliche semplificate, con poche regolazioni e facili da impostare. “Non me ne faccio niente di mille regolazioni, a me basta il ritorno. Voglio l’idraulica più semplice possibile”.

Lo sappiamo, le mille regolazioni dell’idraulica per molti sono un territorio da lasciare tranquillamente inesplorato. Sono le due facce della stessa medaglia: ovvio, più regolazioni ci sono e più la sospensione sarà difficile da impostare, ma allo stesso tempo significa anche una possibilità di personalizzazione straordinaria. Ok, “a me basta il ritorno, l’idraulica la voglio semplice!”. Ma l’impostazione di fabbrica va spesso bene per la maggior parte dei bikers, quantomeno per i poco esperti: regolato il ritorno, il sag, la forcella è tarata. I più evoluti invece non devono farsi impressionare: una volta presa la mano tra i tanti registri sarà possibile affinare la sensibilità ed ottenere esattamente ciò che desideriamo dalla nostra forcella. Provare, per credere. E armarsi di pazienza. Sarete ripagati.

Perno passante o quick relase?

Tutte le forcelle sopra i 120mm hanno ormai salutato definitivamente lo sgancio rapido quindi l’argomento è esclusivamente riferito al mondo dell’XC. Detto nel paragrafo precedente che il perno passante offra un terzo vincolo alla forcella, vediamo nel dettaglio i vantaggi del perno passante:

SICUREZZA: Anche se dovesse allentarsi, perdere la ruota durante la marcia sarà praticamente impossibile.

PRATICITA’: quanto è più comodo montare e smontare la ruota con i perni di ultima generazione?

PESO: Neppure qui la bilancia pende a favore del quick release: l’aggravio di peso è praticamente nullo.

Insomma, meglio il perno passante anche per discipline come l’XC e marathon.

Cannotto

A differenza del passato, la scelta del diametro del canotto è oggi limitata: praticamente tutte le forcelle sono coniche, ed è la scelta migliore per utilizzare attacchi del manubrio più leggeri.

Trattamenti degli steli

Per piacere, non badiamo al colore degli steli. Non è certo una questione di smalto, qui la resa estetica dev’essere l’ultimo dei parametri da prendere in considerazione!

La domanda da porsi piuttosto è: qual è la forcella che scorre meglio? Significa capacità di assorbire gli ostacoli, comportamento fluido, guidabilità, sicurezza. Di proposte sul mercato per il trattamento superficiale degli steli ce ne sono tante, a volte diverse anche dallo stesso produttore. Fox propone il Kashima, altri rivestono con una patina di nikel, c’è chi avanza semplicemente l’anodizzazione tradizionale.

A prescindere dai nomi delle marche, dai colori, tenete sempre a mente che la scorrevolezza della forcella è uno dei parametri più importanti per poter affermare – consapevoli – quanto detto all’inizio. “sì, ho un’ottima bici!”.

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